La mia ceramica

Una personale interpretazione di un'arte millenaria.



 
Il concetto che ho maturato nel fare ceramica si basa su un insegnamento Zen:

“Raggiungere la bellezza con la semplicità dei mezzi e dei materiali”


Quest'idea fondamentale per la filosofia zen fu estesa alla ceramica dal maestro di cerimonia del te Oribe che fu il primo ad apprezzare le ceramiche di Bizen (fornace Giapponese). Ad Oribe piaceva la bellezza di quella ceramica perché era pura e semplice e la sua bellezza consisteva nello sfruttare gli elementi della natura come la terra l'acqua e il fuoco. Da quel momento in poi quella ceramica molto semplice e di basso costo priva di smalto o decorazioni assunse un significato diverso e permise di creare vere e proprie opere d'arte, con un'argilla quella di Bizen che è notoriamente molto ruvida grossolana e di difficile lavorazione.

Ma è solo appassionandomi al bonsai che negli ultimi anni ho scoperto l'importanza del vaso in quest'arte, quindi ho deciso di dare una mia personale interpretazione.

Il mio attuale lavoro è basato innanzitutto sull'abilita manuale nel modellare a mano, sulla conoscenza materica del gres e sul controllo del fuoco, quest'ultimo ottenuto solo dopo anni di esperienza e sperimentazione con le fornaci a legna. Mi piace lavorare l'argilla con strumenti semplici, alcuni ricavati da oggetti di uso comune, altri costruiti da me. Il concetto di semplicità lo applico persino decorazioni creando smalti a partire da sorgenti naturali come la cenere di legna, gli ossidi metallici e da tutto quello che riesco a trovare in natura. Posso affermare che la volontà di usare strumenti semplici di uso quotidiano è quello che contraddistingue e condiziona la mia opera.
Alcuni potrebbero pensare che questo metodo di lavorare sia arcaico e lento, e per niente economico, eppure sono proprio queste limitazioni che mi permettono di fare pochi pezzi all'anno di grande qualità.

Ammetto infine che i miei vasi sono estremamente personali tanto da portare il segno delle giornate serene e di quelle piovose, insomma di quelle giornate piene di creatività e passione e di quelle in cui non si ha voglia di fare niente. Infatti anche il vaso più rifinito e riuscito deve avere qualche segno che rivela la mano che lo ha eseguito, ad indicare che non cerco la perfezione, ma l'armonia dell'insieme, affinché quel segno dia al vaso una personalità.


 
Antonio
Il Vasaio A5f11

Il vasaio A5f11